Desiderio, piacere e invisibilità nell’invecchiamento con HIV.

Sicuramente non alla pensione Miramare, semmai in una adult only. Perché, a dispetto di quanto una parte della società sembri aspettarsi, le persone che invecchiano continuano ad avere desideri sessuali, fantasie, curiosità e voglia di sperimentare. Alcune fanno sesso frequentemente, altre occasionalmente, altre ancora vorrebbero farne ma non trovano con chi. E naturalmente c’è anche chi non ne sente più il bisogno, senza che questo debba diventare un problema da risolvere.

Prima ancora di parlare di sesso, però, dobbiamo affrontare una curiosità linguistica: perché abbiamo tanta paura della parola vecchio? Le associazioni LGBT preferiscono spesso parlare di silver, senior, persone mature o della terza età, come se la vecchiaia fosse una condizione imbarazzante da nascondere dietro un’espressione più elegante. Eppure abbiamo una pensione di vecchiaia, non una pensione silver. Naturalmente ciascuno ha diritto di scegliere le parole con cui definirsi, ma questa prudenza linguistica sembra talvolta raccontare il nostro rapporto difficile con l’età più che una particolare sensibilità verso chi invecchia.

Per le persone con HIV la questione assume un significato ulteriore. Una parte di questa generazione ha vissuto il sesso quando poteva significare ammalarsi, trasmettere il virus o morire, ha attraversato gli anni dell’AIDS e ha visto cambiare radicalmente le possibilità di vivere la propria sessualità grazie alle terapie antiretrovirali. Oggi può avere sessanta, settanta o più anni, una carica virale stabilmente soppressa e nessun rischio di trasmettere HIV per via sessuale. Può finalmente fare sesso senza quella paura, ma non è detto che abbia trovato una società, o una comunità, disposta a riconoscergli lo stesso diritto al piacere che riconosce ai più giovani.

Il secondo armadio

Nel luglio 2025 la rivista scientifica Cadernos de Saúde Pública ha pubblicato una revisione sistematica particolarmente interessante, condotta da ricercatori dell’Università di San Paolo, che ha esaminato 30 studi qualitativi dedicati alla sessualità degli uomini gay anziani, raccogliendo complessivamente le esperienze di 849 persone fra i 50 e i 95 anni [1].

Gli autori descrivono una condizione che definiscono second closet, un secondo armadio. Dopo avere trascorso parte della vita nascondendo il proprio orientamento sessuale, alcuni uomini gay si ritrovano nuovamente ai margini, questa volta perché sono diventati vecchi. Non necessariamente devono tornare a nascondere la propria omosessualità: è la loro esistenza come persone sessualmente desideranti che tende a scomparire dalla rappresentazione sociale.

Il paradosso è evidente: una generazione che ha contribuito alla liberazione sessuale, combattuto contro l’omofobia e attraversato l’epidemia di AIDS rischia oggi di diventare invisibile proprio negli ambienti che ha contribuito a costruire. E la discriminazione non arriva soltanto dalla società eterosessuale, perché anche una parte del mondo gay continua a celebrare la giovinezza, la prestanza fisica e determinati modelli di bellezza maschile.

Una ricerca italiana dell’Università di Trieste, pubblicata nel 2023 sul Journal of Language and Social Psychology, ha esaminato come si combinano, nell’immaginario sociale, gli stereotipi relativi all’età e all’orientamento sessuale. I ricercatori hanno osservato che l’uomo gay viene associato più facilmente alla giovinezza, mentre l’uomo anziano viene immaginato prevalentemente come eterosessuale. L’uomo gay vecchio finisce così per essere doppiamente invisibile, perché non corrisponde né all’immagine stereotipata dell’omosessualità né a quella della vecchiaia [2].

Questo non significa che tutti i gay anziani siano esclusi dalla vita sessuale, naturalmente, ma la possibilità di essere riconosciuti come soggetti erotici può diventare più complicata proprio quando l’esperienza, la conoscenza del proprio corpo e la libertà da alcune aspettative sociali potrebbero rendere il sesso particolarmente interessante.

Desiderabili, ma a certe condizioni

Basta osservare una parte degli ambienti gay per rendersi conto che la vecchiaia non è necessariamente incompatibile con il desiderio. Esistono saune, locali, feste e circuiti di incontri frequentati da uomini maturi o espressamente rivolti a loro. Esistono i daddy, i silver fox, i bear e i polar bear, categorie erotiche nelle quali l’età, la corporatura, la peluria e i capelli bianchi possono diventare elementi di attrazione, anche se non tutte si riferiscono necessariamente a uomini anziani. La cultura bear, del resto, si è sviluppata anche come alternativa ai modelli estetici dominanti nel mondo gay, valorizzando caratteristiche fisiche che altrove venivano considerate poco attraenti [3].

Non tutti, però, sono orsi polari. C’è chi a settant’anni conserva un aspetto giovanile, magari grazie alla palestra, alla genetica o a qualche generoso intervento di medicina estetica, e continua ad attirare l’attenzione. C’è chi possiede caratteristiche anatomiche particolarmente apprezzate da alcuni partner: anche un pene grande, inutile fingere che non sia così, può continuare ad avere il suo successo, soprattutto negli ambienti dove l’incontro è più direttamente sessuale e l’aspetto complessivo conta relativamente poco.

Ma che cosa succede a tutti gli altri? Agli uomini di sessantacinque o settant’anni che non hanno un fisico particolarmente attraente, non sono alti, non hanno un pene grande, non sembrano più giovani della loro età e non appartengono a una categoria erotica riconoscibile? Smettono di fare sesso, cambiano ambienti, cercano partner della stessa età, frequentano circuiti meno visibili, si affidano alle applicazioni o trovano soddisfazione nella pornografia e nella masturbazione?

Non abbiamo dati sufficienti per rispondere a tutte queste domande, ed è proprio questo uno degli aspetti che meriterebbero di essere indagati. Sarebbe sbagliato immaginare che chi non frequenta più determinati locali sia necessariamente rimasto senza una vita sessuale. Il sesso può spostarsi verso altri spazi, diventare meno pubblico, assumere forme diverse o restare del tutto invisibile a chi lo osserva dall’esterno. Anche guardare pornografia o masturbarsi possono essere esperienze sessuali pienamente soddisfacenti, non necessariamente il ripiego di chi non trova un partner.

C’è tuttavia un problema nella continua richiesta di dimostrare di essere ancora desiderabili. In uno studio britannico basato su interviste a 25 uomini gay single con più di 50 anni, il ricercatore Yiu Tung Suen ha osservato che alcuni partecipanti cercavano di sottrarsi agli stereotipi sulla vecchiaia sottolineando quanto fossero ancora in forma, attraenti e diversi dagli altri uomini della loro età, descritti come persone che si erano lasciate andare [4]. Nel tentativo di difendere la propria desiderabilità, finivano così per rafforzare la distinzione fra vecchi accettabili e vecchi indesiderabili.

La domanda, allora, non dovrebbe essere soltanto come continuare a essere attraenti invecchiando, ma perché il diritto a vivere il sesso debba dipendere dal mantenimento di determinate caratteristiche fisiche. Non si può pretendere di essere desiderati da qualcuno, perché l’attrazione non è un obbligo, ma possiamo interrogarci sui modelli culturali che stabiliscono chi merita attenzione e chi, invece, diventa progressivamente invisibile.

Quando alla vecchiaia si aggiunge HIV

Nel gennaio 2023 Stefano Licchelli, Andrew King e Kimberley J. Smith hanno pubblicato uno studio qualitativo realizzato in Inghilterra attraverso 19 interviste a uomini gay con HIV di almeno 50 anni, con un’età media di 59 anni [5]. La ricerca ha esplorato il modo in cui queste persone percepiscono la propria vita e il proprio invecchiamento, mettendo in evidenza l’intreccio tra discriminazione legata all’età, orientamento sessuale e stato sierologico.

Uno dei partecipanti, 65 anni, raccontava il fastidio di essere ignorato durante la distribuzione di volantini in un locale notturno, mentre le persone più giovani intorno a lui venivano considerate potenziali clienti. Un altro descriveva quanto fosse offensivo sentirsi chiedere, nelle applicazioni di incontri, se fosse clean, pulito, espressione ancora utilizzata da alcuni per indicare una persona HIV negativa e che implicitamente considera sporca quella con HIV.

Sono episodi apparentemente piccoli, ma raccontano bene la sovrapposizione degli stigmi. Essere gay può significare avere già attraversato discriminazioni e rifiuti; essere vecchi può comportare una perdita di visibilità; vivere con HIV può aggiungere un ulteriore motivo di esclusione proprio nel momento in cui si cerca un incontro sessuale.

Eppure, nel frattempo, la scienza ha cambiato radicalmente le condizioni della sessualità delle persone con HIV. Il principio U=U è una conquista straordinaria, soprattutto per chi ricorda quando il sesso era accompagnato dalla paura di contagiare un’altra persona.
Ma conoscere U=U non significa necessariamente averne interiorizzato tutte le conseguenze, perché la sessualità non cambia automaticamente insieme ai risultati di laboratorio e le paure accumulate, i rifiuti subiti, la vergogna e il senso di colpa possono continuare a influenzare il modo in cui una persona vive il proprio corpo, cerca un partner o si sente autorizzata a desiderare.

Anche in Italia abbiamo dati che confermano quanto queste difficoltà siano concrete. La ricerca nazionale «HIV e ageing, la tua voce conta», pubblicata nel 2026 nell’ambito del progetto coordinato scientificamente da Giovanni Guaraldi, ha raccolto le esperienze di 478 persone con HIV sopra i cinquant’anni. Il 43,7% ha dichiarato di aver sentito, almeno qualche volta negli ultimi cinque anni, la necessità di ridurre o evitare i rapporti sessuali per il fatto di vivere con HIV, mentre il 31% giudica scarsa la propria soddisfazione nella possibilità di trovare partner sessuali. Le risposte aperte raccontano paure, rifiuti, difficoltà nel comunicare la sieropositività, ma anche scelte personali e assenza di desiderio. Sono esperienze diverse, che non possiamo ricondurre tutte allo stigma o all’età, ma che mostrano quanto sia necessario distinguere una rinuncia liberamente scelta da una sessualità alla quale si finisce per rinunciare perché ci si sente esclusi [6].

La questione, dunque, non è soltanto aver conquistato, grazie alle terapie e a U=U, la possibilità di fare sesso senza il rischio di trasmettere HIV, ma poter esercitare concretamente questa libertà in una società nella quale lo stigma continua a condizionare il desiderio, le relazioni e la possibilità stessa di sentirsi desiderabili, soprattutto quando si invecchia.

Il sesso non è soltanto quello che si riesce ancora a fare

Quando si parla di sessualità delle persone anziane, la discussione tende frequentemente a concentrarsi su ciò che cambia o non funziona più, quasi che l’invecchiamento dovesse essere raccontato attraverso un inventario delle prestazioni perdute. Ma il desiderio non segue necessariamente lo stesso percorso delle capacità fisiche, e soprattutto non esiste un unico modo corretto di vivere il sesso a una determinata età.

C’è chi continua ad amare la penetrazione, chi preferisce il sesso orale, chi scopre nuove pratiche, chi frequenta saune e dark room, chi desidera rapporti occasionali o sesso di gruppo e chi trova maggiore soddisfazione nella masturbazione, negli incontri online o in una relazione stabile. La tenerezza può avere un ruolo importante, ma non deve diventare il sostituto socialmente accettabile del sesso quando si superano i sessant’anni.

In Italia una ricerca pubblicata nel 2023 su Healthcare ha confrontato 104 persone eterosessuali e 103 persone lesbiche, gay o bisessuali dai 55 anni in su, rilevando nel secondo gruppo una maggiore frequenza dichiarata di masturbazione e rapporti sessuali e una migliore qualità percepita dell’attività sessuale [7]. Il campione è limitato e non riguarda specificamente le persone con HIV, quindi non permette generalizzazioni, ma offre un elemento utile contro l’idea che la sessualità delle persone anziane sia destinata a spegnersi.

Anche il mondo digitale fa parte di questa trasformazione. Le applicazioni di incontri possono ampliare le opportunità, ma introdurre nuove forme di selezione, nelle quali l’età diventa un filtro immediato. Una ricerca qualitativa condotta in Polonia e pubblicata nel 2026, su dieci uomini gay fra i 50 e i 74 anni, ha raccolto esperienze di esclusione legate all’età e di difficoltà nel mantenere visibilità all’interno degli spazi digitali gay [8].

Per le persone che invecchiano con HIV, queste dinamiche possono sovrapporsi alle difficoltà legate alla comunicazione dello stato sierologico. Dopo anni di vita con il virus, si può conoscere perfettamente la propria condizione e sapere di non trasmettere HIV per via sessuale, ma dover comunque decidere se, quando e come parlarne con un possibile partner, anche per il timore di incontrare un rifiuto fondato su convinzioni ormai superate.

Non tutte queste esperienze, naturalmente, si traducono in sofferenza. Alcune persone raccontano di avere acquisito con l’età una maggiore sicurezza, di sapere meglio che cosa desiderano e di sentirsi meno vincolate alle aspettative altrui. Una ricerca svedese del 2024, condotta con 22 persone con HIV di almeno 65 anni, ha raccolto anche testimonianze di una vita sessuale migliorata nel tempo, proprio grazie alla possibilità di superare alcune limitazioni in precedenza associate all’infezione [9].

Invecchiare, dunque, non significa necessariamente perdere libertà sessuale. Può voler dire conquistarne una diversa, anche se le condizioni per esercitarla non sono uguali per tutti.

E le donne con HIV?

Il rischio, parlando di invisibilità sessuale, è quello di riprodurla concentrandosi esclusivamente sugli uomini gay. Le esperienze delle donne con HIV che invecchiano sono diverse, anche perché il giudizio sociale sulla sessualità femminile dopo una certa età può essere particolarmente severo. Per molte donne l’invisibilità erotica può sovrapporsi allo stigma HIV, alle aspettative legate alla maternità e alla convinzione che il desiderio sessuale debba progressivamente lasciare spazio ad altri aspetti della vita.

Una revisione scientifica del 2019, dedicata alla sessualità delle donne con HIV sopra i 50 anni, ha osservato che gran parte della ricerca si è storicamente concentrata sulla prevenzione e sulla riduzione del rischio, lasciando relativamente inesplorate dimensioni come il piacere, la soddisfazione sessuale e l’intimità [10]. Gli studi esaminati descrivono esperienze differenti: donne che incontrano difficoltà nel cercare nuovi partner, altre che scelgono di non avere rapporti e altre ancora che scoprono una sessualità più soddisfacente grazie alla maggiore conoscenza di sé e alla libertà di sperimentare. Una ricerca qualitativa inglese pubblicata nel 2025 ha raccolto anche le osservazioni di alcune donne con HIV e di operatrici di comunità su quanto lo stigma possa condizionare le aspettative sessuali, fino a convincere alcune persone che una vita sessuale soddisfacente non sia più alla loro portata [11].

Non desiderare più il sesso è ben diverso dal convincersi di non poter essere desiderati, così come una vecchiaia soddisfacente non deve necessariamente comprendere una vita sessuale attiva, perché ciò che conta è poter scegliere liberamente, senza che lo stigma o le aspettative sociali decidano al posto nostro.

Anche le persone trans con HIV che invecchiano meritano un’attenzione specifica, ma le evidenze disponibili sulla loro esperienza sessuale sono ancora troppo limitate per raccontarla attraverso generalizzazioni. Proprio questa mancanza di conoscenze dovrebbe spingerci a coinvolgerle direttamente nelle ricerche e nelle iniziative dedicate al tema.

Chi ha deciso che i vecchi non fanno sesso?

Il progetto canadese SHOP, Sexual Health and Sexuality for Older People, realizzato dall’organizzazione Realize, propone materiali informativi e strumenti di discussione sulla sessualità dopo i cinquant’anni, affrontando apertamente argomenti come la masturbazione, il consenso, gli incontri online, le pratiche sessuali e la comunicazione con i partner [12].

L’aspetto interessante non è tanto la possibilità di spiegare alle persone anziane come fare sesso, quanto riconoscere che possono continuare a desiderarlo, a cercarlo e a sperimentarlo. In Italia sarebbe utile sviluppare strumenti simili, ma partendo dalle esperienze delle persone interessate, compresi gli uomini gay che frequentano ambienti sessuali, le donne con HIV, le persone trans e chi ha vissuto per decenni con l’infezione.

Prima ancora di produrre nuovi strumenti educativi, dovremmo interrogarci sulle reali possibilità delle persone anziane di vivere la sessualità che desiderano, distinguendo chi sceglie liberamente di non avere più rapporti da chi vi rinuncia perché non si sente più desiderabile, o cerca di conservare a ogni costo un aspetto giovanile per non essere escluso dalla scena erotica. Per le persone con HIV, a tutto questo può aggiungersi il peso di uno stigma interiorizzato anche trent’anni prima, che continua a condizionare il rapporto con il proprio corpo e con gli altri. Parlare di qualità della vita significa allora riconoscere anche il diritto al sesso, al piacere, alle fantasie, agli incontri e alle delusioni, senza pretendere che, per continuare a essere desiderabili, si debba dimostrare di non essere diventati vecchi.

Il sesso, insomma, non ha un’età pensionabile. Semmai ha un problema di riconoscimento sociale. E forse sarebbe ora di chiedere a chi sta invecchiando con HIV non soltanto come si sente, ma anche come si diverte.

Note e riferimenti bibliografici

[1] Okasawara DS, Boffi LC, Oliveira-Cardoso EA, dos Santos MA. Experiences of sexuality of older cisgender gay men: a systematic review and meta-synthesis of qualitative studies. Cadernos de Saúde Pública. 2025;41(7). https://doi.org/10.1590/0102-311XEN228324

[2] Coladonato R, Carnaghi A, Ciosk MA, Bianchi M, Piccoli V. A Cognitive Look at the “Invisibility” of Older Gay Men Within the Categories ‘Gay Man’ and ‘Elderly Man’. Journal of Language and Social Psychology. 2023;42(2):231–244. https://doi.org/10.1177/0261927X221137581

[3] Moskowitz DA et al. Physical, Behavioral, and Psychological Traits of Gay Men Identifying as Bears. Archives of Sexual Behavior. 2013;42:775–784. https://doi.org/10.1007/s10508-013-0095-z

[4] Suen YT. Older Single Gay Men’s Body Talk: Resisting and Rigidifying the Aging Discourse in the Gay Community. Journal of Homosexuality. 2017;64(3):397–414. https://doi.org/10.1080/00918369.2016.1191233

[5] Licchelli S, King A, Smith KJ. “It’s Still in the Test Tube and Finding out How the Experiment Ends…” A Qualitative Study on Health and Aging in Older Gay Males Living with HIV in England. Journal of the International Association of Providers of AIDS Care. 2023;22. https://doi.org/10.1177/23259582221144448

[6] HIV e ageing, la tua voce conta. Analisi del questionario nazionale, 2026, pp. 26–31. Ricerca realizzata nell’ambito del progetto «Healthy ageing per le persone che vivono con HIV», con il supporto tecnico e finanziario del Ministero della Salute, l’AOU di Modena quale ente capofila, il coordinamento scientifico di Giovanni Guaraldi e la partecipazione di dodici associazioni della community HIV, coordinate da LILA Nazionale. Rapporto integrale

[7] Flesia L, Monaro M, Jannini EA, Limoncin E. “I’m Too Old for That”: The Role of Ageism and Sexual Dysfunctional Beliefs in Sexual Health in a Sample of Heterosexual and LGB Older Adults: A Pilot Study. Healthcare. 2023;11(4):459. https://doi.org/10.3390/healthcare11040459

[8] Saktura-Żukowicz O, Nowacka M, Gargul K. “Everyone in Poland invents their own way of being gay”: ageing, ageism, and body image among gay men aged 50 and older. Psychology & Sexuality. 2026. https://doi.org/10.1080/19419899.2026.2686769

[9] Sundler AJ, Lund M, van Dulmen S, Carlsson Lalloo E. Exploring experiences of ageing in older adults living with HIV in Sweden: a qualitative study. International Journal of Qualitative Studies on Health and Well-being. 2024;19(1):2393752. https://doi.org/10.1080/17482631.2024.2393752

[10] Stanton AM, Goodman G, Looby SE, Robbins GK, Psaros C. Sexuality and Intimacy Among Older Women Living with HIV: a Systematic Review. Current Sexual Health Reports. 2019;11:320–330. https://doi.org/10.1007/s11930-019-00227-6

[11] Papageorgiou V et al. An (un)restricted living: a qualitative exploration of the mental health and well-being of people living with HIV in England. Social Science & Medicine. 2025;377:118109. https://doi.org/10.1016/j.socscimed.2025.118109

[12] Realize Canada. Sexual Health and Sexuality for Older People (SHOP). Materiali educativi e strumenti per la discussione. https://www.realizecanada.org/our-work/hiv-and-aging/sexual-health-for-older-people-shop/