D’estate si parla molto di prevenzione, spesso con qualche semplificazione di troppo. Sulla DoxyPEP, invece, stanno arrivando dati che meritano attenzione proprio perché non annunciano rivoluzioni, ma ci aiutano a capire meglio quanto questo strumento funzioni nella vita reale.

Un recente articolo di POZ, “DoxyPEP Prevents Syphilis and Chlamydia in Real-World Studies” raccoglie alcuni nuovi studi osservazionali sull’uso della doxiciclina come profilassi post-esposizione per le infezioni sessualmente trasmesse. Il quadro che ne emerge non cambia sostanzialmente ciò che già sapevamo, ma rafforza due aspetti che stanno diventando sempre più interessanti: la DoxyPEP funziona anche fuori dagli studi clinici e potrebbe produrre effetti che vanno oltre la protezione della singola persona.

Il primo dato riguarda proprio il passaggio dai trial alla vita reale. Lo studio PRIDOX, condotto su utilizzatori di PrEP ad alto rischio di IST, ha seguito 197 persone che avevano iniziato la DoxyPEP: l’incidenza della clamidia è passata da 31,4 a 7,8 casi per 100 persone-anno e quella della sifilide da 21,5 a 3,2. Sono riduzioni molto consistenti e statisticamente significative, osservate non nelle condizioni controllate di un trial, ma nella normale pratica clinica.

È un elemento importante perché, quando un nuovo intervento di prevenzione esce dagli studi clinici, resta sempre da capire cosa succederà quando dovrà fare i conti con la vita reale: persone che dimenticano una dose, comportamenti sessuali diversi, controlli non sempre regolari. Nel PRIDOX, peraltro, quasi il 93% dei partecipanti riferiva di assumere la doxiciclina sempre o quasi sempre entro le 72 ore previste.

C’è però un secondo dato, ancora più interessante, perché suggerisce che i benefici della DoxyPEP potrebbero non riguardare soltanto chi la assume. Uno studio osservazionale statunitense ha analizzato oltre 30.000 uomini considerati a rischio, dei quali 2.713 avevano ricevuto DoxyPEP. Dopo la sua introduzione, anche tra le persone che non la assumevano si è osservata una riduzione delle infezioni rispetto a quella che sarebbe stata attesa sulla base dell’andamento precedente: il 41,4% in meno per la clamidia e il 29% in meno per la sifilide. Una possibile spiegazione è relativamente semplice: se la DoxyPEP riduce il numero di infezioni tra chi la utilizza, diminuisce anche il numero di persone che possono trasmettere sifilide e clamidia ai propri partner. È quindi plausibile ipotizzare un effetto indiretto all’interno delle reti sessuali, capace di produrre un beneficio anche per chi non assume direttamente la DoxyPEP. Per ora, però, siamo ancora nel campo delle ipotesi: il dato osservato è interessante, ma non dimostra un rapporto causale.

Tuttavia l’ipotesi è affascinante perché sposta il ragionamento dal beneficio individuale alla salute pubblica. La domanda non sarebbe più soltanto «quanto protegge la DoxyPEP chi la assume?», ma anche «può un utilizzo mirato della DoxyPEP ridurre la circolazione di alcune IST nella comunità?». È presto per dare una risposta definitiva: si tratta di uno studio osservazionale, al momento pubblicato come preprint, e gli stessi autori sottolineano che per ottenere questo effetto è stato necessario un aumento consistente del consumo di doxiciclina.

E qui bisogna evitare un equivoco importante: tutto questo non vale allo stesso modo per la gonorrea.

Nel PRIDOX la riduzione osservata della gonorrea non è risultata statisticamente significativa e nello studio americano non è emerso né un beneficio diretto né un effetto indiretto sulla sua circolazione. In Europa il problema è ancora più evidente: secondo ECDC, nel 2023 il 58,4% dei ceppi di Neisseria gonorrhoeae analizzati nell’UE/SEE era resistente alle tetracicline. Per questo l’ECDC considera improbabile che la DoxyPEP possa ridurre efficacemente la gonorrea nella maggior parte dei contesti europei.

È un’informazione che dovrebbe entrare con ancora maggiore chiarezza nel counselling. Dire semplicemente che «la DoxyPEP previene le IST» è sbagliato e rischia di creare un falso senso di sicurezza. Sarebbe più corretto spiegare che abbiamo ormai evidenze molto solide sulla protezione da sifilide e clamidia, comprese evidenze provenienti dalla pratica reale, mentre sulla gonorrea non possiamo fare lo stesso affidamento. La DoxyPEP, quindi, non sostituisce i controlli periodici e non rende meno importante lo screening per gonorrea, clamidia e sifilide nei diversi siti anatomici.

Anche l’ECDC insiste su questo approccio: la DoxyPEP non dovrebbe essere considerata una misura isolata né un intervento da estendere indiscriminatamente alla popolazione, ma uno strumento da valutare individualmente nelle persone con maggiore probabilità di acquisire IST, inserendolo in un percorso che comprenda test regolari, vaccinazioni, prevenzione HIV, informazione e rivalutazione periodica del bisogno. Restano inoltre da monitorare con attenzione il consumo complessivo di antibiotici e il possibile sviluppo di resistenze, non soltanto nei microrganismi responsabili delle IST.

Forse è proprio questo il messaggio più utile dei nuovi dati. Non abbiamo scoperto improvvisamente che la DoxyPEP funziona, lo sapevamo già. Stiamo però accumulando prove che funziona anche nel mondo reale contro sifilide e clamidia e cominciamo a intravedere la possibilità che, se utilizzata bene e nelle persone che possono trarne maggiore beneficio, possa contribuire anche a ridurre la circolazione di queste infezioni nelle reti sessuali.

Per la gonorrea, invece, il messaggio resta meno confortante: la DoxyPEP non offre una protezione sulla quale possiamo fare affidamento. È un limite importante, che nel counselling deve essere detto con la stessa chiarezza con cui raccontiamo i suoi benefici contro sifilide e clamidia.