Efficacia clinica, rischi microbiologici e prospettive di salute pubblica nel webinar dell’ECDC del 21 ottobre 2026.
La profilassi post-esposizione con doxiciclina, o DoxyPEP, ha aperto una nuova prospettiva nella prevenzione delle infezioni sessualmente trasmesse (IST) batteriche: gli studi clinici mostrano una riduzione consistente del rischio di sifilide e clamidia, ma l’impiego ripetuto di un antibiotico in persone non necessariamente infette solleva interrogativi sulla selezione di batteri resistenti e sulle conseguenze per la salute pubblica.
A questi benefici e alle relative incertezze l’ECDC, Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, ha dedicato un webinar il 21 ottobre 2026, con quattro interventi sull’epidemiologia delle IST, l’efficacia della profilassi, i rischi microbiologici, le pratiche delle comunità e le implicazioni cliniche. Il quadro che emerge non è quello di uno strumento da promuovere indiscriminatamente o da escludere in via di principio, bensì di una strategia da valutare sulla base di evidenze, contesto e caratteristiche individuali.
Le IST batteriche in Europa e il problema della sorveglianza
Otilia Mårdh, dell’ECDC, ha presentato i dati preliminari della sorveglianza europea: nel 2025, nei Paesi con una comunicazione continuativa dei dati fra 2016 e 2025, sono stati notificati 178.511 casi di clamidia, 94.479 di gonorrea e 39.919 di sifilide. Rispetto al periodo precedente alla pandemia di COVID-19, la gonorrea mostra una crescita marcata e la sifilide un aumento più graduale, mentre le notifiche di clamidia risultano in diminuzione rispetto ai livelli del 2022-2023.
Questi numeri non misurano direttamente l’incidenza delle infezioni, perché dipendono anche dall’accessibilità dei test, dalle politiche di screening e dalle modalità di segnalazione, che variano fra Paesi e nel tempo. Per valutare l’eventuale impatto della DoxyPEP occorre quindi considerare la frequenza dei controlli, le caratteristiche delle persone testate e i cambiamenti intervenuti nei servizi, comprese le modifiche allo screening delle infezioni asintomatiche: una diminuzione delle diagnosi non corrisponde necessariamente a un’analoga riduzione delle infezioni.
Che cosa previene la DoxyPEP, e con quali limiti
La DoxyPEP prevede 200 mg di doxiciclina dopo un rapporto sessuale senza preservativo, preferibilmente entro 24 ore e comunque non oltre 72 ore; il farmaco, appartenente alle tetracicline, ostacola la sintesi proteica batterica legandosi alla subunità ribosomiale 30S. Non previene l’HIV né le infezioni virali, come HPV o herpes, e la sua efficacia non è uguale per tutti i patogeni.
Thibaut Vanbaelen, dell’Institute of Tropical Medicine di Anversa, ha richiamato il trial statunitense DoxyPEP, pubblicato nel 2023 sul New England Journal of Medicine e condotto fra MSM e donne trans con HIV o in PrEP per HIV, con una IST batterica nell’anno precedente. Nel complesso l’incidenza di gonorrea, clamidia e sifilide si è ridotta di circa due terzi rispetto al gruppo di confronto, con una protezione particolarmente elevata contro clamidia e sifilide, spesso superiore all’80%; risultati coerenti sono emersi dal trial francese DOXYVAC, mentre per la gonorrea il beneficio è stato decisamente più modesto. Lo studio aveva arruolato persone che avevano contratto almeno una IST batterica nell’anno precedente, quindi i risultati si riferiscono a una popolazione particolarmente esposta e non sono necessariamente generalizzabili a persone con un rischio di infezione più basso.
La minore efficacia contro la gonorrea è legata soprattutto all’elevata diffusione di ceppi di NG resistenti alle tetracicline. Uno studio osservazionale condotto nella California settentrionale su 11.551 persone che assumevano la PrEP per HIV, 2.253 delle quali avevano ricevuto anche la DoxyPEP, ha rilevato una diminuzione delle diagnosi di clamidia e sifilide, mentre per la gonorrea ha osservato una riduzione delle infezioni uretrali e anorettali, ma non un beneficio statisticamente significativo per quelle orofaringee. Le ragioni di questa differenza nell’efficacia preventiva non sono ancora del tutto chiarite e richiedono ulteriori approfondimenti. Anche i dati successivi all’introduzione della profilassi a San Francisco mostrano una diminuzione della clamidia e della sifilide precoce, senza un calo comparabile della gonorrea; trattandosi di osservazioni non randomizzate, tuttavia, non consentono di attribuire ogni cambiamento al farmaco. Rimane essenziale lo screening nelle sedi anatomiche esposte, poiché la sola analisi delle urine può non rilevare infezioni rettali o orofaringee asintomatiche.
Resta incerto l’impiego nelle donne cisgender: nello studio dPEP condotto in Kenya su 449 partecipanti in PrEP per HIV non è stata rilevata una riduzione significativa delle IST, ma le analisi farmacologiche hanno mostrato un’aderenza bassa, che impedisce di distinguere con sicurezza un’eventuale minore efficacia biologica dalla mancata assunzione. Le evidenze oggi disponibili, pertanto, non sono sufficienti per raccomandare la DoxyPEP in questa popolazione.
Antibiotico-resistenza: il rischio oltre la gonorrea
L’impiego ripetuto di doxiciclina esercita una pressione selettiva: i batteri sensibili vengono inibiti, mentre quelli dotati di meccanismi di resistenza possono sopravvivere e diffondersi, anche quando non sono responsabili dell’infezione che si vuole prevenire. È la ragione per cui la valutazione non può limitarsi a clamidia, sifilide e gonorrea, ma deve comprendere gli altri microrganismi presenti nell’organismo, definiti in questo contesto bystander organisms.
Alcuni studi hanno documentato una maggiore resistenza alle tetracicline in NG fra le persone esposte alla DoxyPEP e una ricerca condotta nella California meridionale ha indicato che la protezione contro la gonorrea può diminuire al crescere della prevalenza di ceppi resistenti. Il problema coinvolge anche il microbioma, cioè l’insieme delle comunità microbiche che colonizzano l’organismo, e il resistoma, il patrimonio dei geni di resistenza agli antibiotici presenti in quelle comunità: uno studio pubblicato su Nature Medicine non ha rilevato modificazioni importanti della composizione globale del microbioma intestinale dopo sei mesi di DoxyPEP, ma ha osservato un aumento della proporzione e dell’espressione dei geni di resistenza alle tetracicline, associato anche al numero delle dosi assunte. Il resistoma permette di osservare cambiamenti che non emergerebbero limitandosi a contare le diagnosi di IST o a verificare se il microbioma abbia conservato una composizione simile: una comunità microbica può apparire relativamente stabile e, nello stesso tempo, contenere una proporzione maggiore di determinanti genetici capaci di conferire resistenza agli antibiotici. Non è ancora noto se, e in quale misura, tali modificazioni si tradurranno in infezioni più difficili da trattare.
Sono state segnalate variazioni della resistenza anche in batteri quali Staphylococcus aureus. Le conseguenze cliniche a lungo termine restano da definire, ma questi risultati spiegano perché la sorveglianza dell’antibiotico-resistenza debba accompagnare l’eventuale diffusione della profilassi.
Il dato italiano sul ceftriaxone
Angelo Roberto Raccagni, dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, ha presentato uno studio pubblicato nel 2026 su Clinical Microbiology and Infection che ha analizzato 376 episodi di gonorrea confermati mediante coltura fra 2022 e 2025, di cui 77 in persone che riferivano l’uso della DoxyPEP. La resistenza alla tetraciclina interessava circa il 96% degli isolati, ma l’osservazione più delicata riguardava il ceftriaxone, antibiotico di riferimento nel trattamento della gonorrea: una ridotta sensibilità è stata riscontrata nel 6,5% degli episodi associati alla DoxyPEP, contro l’1% dei non esposti, con un odds ratio aggiustato di 7,34.
Il dato va interpretato con molta cautela, perché riguarda soltanto otto episodi complessivi, non sono stati identificati isolati resistenti al ceftriaxone e l’associazione non dimostra che sia stata la DoxyPEP a provocare il cambiamento. Rimane da approfondire anche l’ipotesi di una co-selezione, nella quale la pressione esercitata da un antibiotico favorisca batteri che possiedono meccanismi di resistenza ad altri farmaci: lo studio offre un segnale da monitorare, non una prova di questo processo. Il numero ridotto degli episodi impone particolare prudenza anche nell’interpretazione dell’odds ratio, che segnala una forte associazione statistica ma non quantifica, da solo, il rischio individuale di sviluppare gonorrea resistente. Saranno necessari dati longitudinali e microbiologici più ampi per comprendere se l’osservazione rifletta una relazione causale, caratteristiche differenti delle persone esposte o altri fattori non misurati.
La sifilide può diventare più difficile da riconoscere?
Vanbaelen ha affrontato anche un problema diagnostico ancora poco studiato: l’esposizione alla doxiciclina potrebbe modificare la presentazione clinica di una sifilide non completamente prevenuta e l’andamento dei test sierologici. In particolare, un’attenuazione dei sintomi o una variazione della risposta dei test non treponemici, come l’RPR (Rapid Plasma Reagin), utilizzati anche per monitorare l’attività dell’infezione, potrebbe ostacolare il riconoscimento tempestivo di alcuni casi. Nella pratica clinica, la ricostruzione delle esposizioni e dei precedenti risultati sierologici assume quindi particolare importanza, perché la semplice assenza di manifestazioni evidenti non è sufficiente a escludere un’infezione e la lettura di un titolo RPR richiede sempre il confronto con la storia diagnostica della persona.
Si tratta di osservazioni preliminari, insufficienti a stabilire quanto spesso avvenga o quale ne sia il peso clinico, ma abbastanza rilevanti da ricordare che la DoxyPEP non sostituisce lo screening periodico né la valutazione di sintomi o esposizioni sospette.
L’uso nelle comunità precede le raccomandazioni
Robert Hejzák, di Czech AIDS Help, ha richiamato una realtà spesso sottovalutata: la DoxyPEP viene già utilizzata anche al di fuori di percorsi prescrittivi strutturati. Nell’indagine online EMIS-2024, fra gli MSM che riferivano più di dieci partner sessuali nei dodici mesi precedenti il 14,5% dichiarava di averla utilizzata, contro il 3,3% di chi ne indicava al massimo dieci; le percentuali erano del 16,2% fra le persone in PrEP per HIV, del 13% fra quelle con HIV e del 2,9% fra quelle non appartenenti a nessuno dei due gruppi. Questi dati descrivono i partecipanti all’indagine, non una prevalenza rappresentativa dell’intera popolazione MSM europea.
Alcune persone ricevono la doxiciclina da professionisti sanitari, mentre altre utilizzano antibiotici rimasti da precedenti terapie oppure li ottengono senza una prescrizione specifica per la profilassi; fra le motivazioni figurano la prevenzione delle IST, la serenità durante i rapporti e la tutela dei partner, mentre le principali riserve riguardano effetti indesiderati, resistenze, informazioni insufficienti e accesso. Anche un’indagine milanese su 703 persone in PrEP per HIV mostra la distanza fra utilizzo e accompagnamento clinico: 62 partecipanti (8,8%) riferivano di usare DoxyPEP, ma soltanto il 51,6% di questi dichiarava di rispettare correttamente lo schema di assunzione. L’utilizzo al di fuori dei servizi pone un problema che non si risolve con la sola comunicazione del rischio: chi teme giudizi sul proprio comportamento sessuale, incontra ostacoli alla prescrizione o non trova servizi facilmente accessibili può evitare di riferire l’assunzione dell’antibiotico, limitando la possibilità di riconoscere tempestivamente eventi indesiderati e modelli d’uso inappropriati.
L’uso informale può comportare dosi o tempi non appropriati e una mancata valutazione dei rischi; scoraggiarlo senza offrire consulenza e servizi accessibili potrebbe però spingere ulteriormente la pratica fuori dai circuiti sanitari, proprio dove il monitoraggio sarebbe più necessario.
Raccomandazioni, accesso e monitoraggio
Nel 2026 l’OMS ha formulato una raccomandazione condizionata, sostenuta da evidenze di certezza moderata, secondo cui la DoxyPEP può essere offerta a MSM e donne trans nell’ambito di un programma complessivo di salute sessuale. L’ECDC, nel documento del gennaio 2026, non ne raccomanda invece l’introduzione generalizzata come intervento di popolazione e prospetta una valutazione individuale nelle persone maggiormente esposte alle IST, con particolare attenzione alla prevenzione della sifilide. Le posizioni rispondono a prospettive in parte differenti: il rapporto fra benefici e rischi individuali da un lato, l’impatto epidemiologico e microbiologico sui sistemi sanitari dall’altro, senza che debbano necessariamente essere lette come contrapposte.
Raccagni ha descritto un approccio clinico basato sulla storia recente di IST, soprattutto sifilide, sulle esposizioni prevedibili, sulle preferenze della persona e sull’eventuale uso già in corso della doxiciclina. Periodi di maggiore esposizione, anche in contesti di sesso di gruppo o chemsex, possono entrare nella valutazione, ma non costituiscono da soli un’indicazione automatica. Lo schema illustrato prevede 200 mg entro 72 ore dall’esposizione, preferibilmente nelle prime 24 ore, senza superare 200 mg nell’arco di 24 ore; il farmaco va assunto con abbondante acqua, evitando di coricarsi nell’ora successiva e prestando attenzione a sostanze che ne riducono l’assorbimento, fra cui antiacidi, latticini e integratori di calcio, ferro o magnesio. Si tratta di informazioni per un uso seguito clinicamente, non di un invito all’autoprescrizione. La decisione di iniziare o proseguire la profilassi deve quindi essere periodicamente condivisa con la persona e può cambiare nel tempo, seguendo l’andamento delle esposizioni e le sue preferenze, senza trasformarsi necessariamente in una prescrizione permanente. La valutazione dell’appropriatezza è tanto più importante quanto più si considera che ogni dose contribuisce all’esposizione complessiva agli antibiotici.
La profilassi richiede controlli periodici, generalmente ogni tre-sei mesi, per rivalutare il beneficio, le dosi assunte, gli effetti indesiderati e la necessità di proseguire, mantenendo lo screening delle IST nelle sedi anatomiche esposte e integrando prevenzione HIV, vaccinazioni e counselling. Occorre inoltre misurare il consumo complessivo di antibiotici, distinguendo le dosi impiegate per la profilassi dai trattamenti delle infezioni non prevenute: la DoxyPEP potrebbe ridurre le terapie necessarie per alcune IST, ma tale beneficio va confrontato con la quantità di doxiciclina assunta. Per questo l’ECDC ha pubblicato nel settembre 2026 una guida alla raccolta di dati confrontabili su utilizzo, efficacia, comportamenti e resistenze, così da valutare gli effetti sia individuali sia sulla popolazione.
Prevenzione e responsabilità collettiva
Il webinar ha mostrato come l’efficacia contro clamidia e sifilide sia ormai sostenuta da studi sperimentali e dati della pratica clinica, mentre restano aperte questioni sulla durata della protezione, sulle resistenze, sul resistoma e sulle possibili difficoltà diagnostiche della sifilide. Proprio perché i benefici individuali possono essere importanti, soprattutto per chi ha avuto infezioni ricorrenti, la discussione non dovrebbe ridursi a un’alternativa fra incoraggiare e vietare la DoxyPEP.
Il contributo delle comunità, richiamato da Hejzák, è essenziale non soltanto per divulgare raccomandazioni, ma anche per definire modalità di accesso, informazioni e strumenti di valutazione che rispondano ai bisogni reali. La sfida consiste nel trasformare una possibilità dimostrata dalla ricerca in una prevenzione appropriata, accessibile e monitorata, capace di tenere insieme il diritto delle persone a proteggersi e la responsabilità collettiva di preservare l’efficacia degli antibiotici.
Fonti scientifiche e documenti di riferimento
- ECDC (2026). Public health considerations on the use of doxycycline for post-exposure prophylaxis for bacterial sexually transmitted infections in the EU/EEA. Documento ufficiale.
- WHO (2026). Guideline on doxycycline post-exposure prophylaxis for sexually transmitted infections among men who have sex with men and transgender women. Linea guida OMS.
- ECDC (2026). Doxycycline prophylaxis for bacterial sexually transmitted infections: a guide for data collection in the EU/EEA. Documento ufficiale.
- Luetkemeyer AF et al. (2023). Postexposure Doxycycline to Prevent Bacterial Sexually Transmitted Infections. New England Journal of Medicine. DOI: 10.1056/NEJMoa2211934.
- Stewart J et al. (2023). Doxycycline Prophylaxis to Prevent Sexually Transmitted Infections in Women. New England Journal of Medicine. DOI: 10.1056/NEJMoa2304007.
- Traeger MW et al. (2025). Doxycycline Postexposure Prophylaxis and Bacterial Sexually Transmitted Infections Among Individuals Using HIV Preexposure Prophylaxis. JAMA Internal Medicine. DOI: 10.1001/jamainternmed.2024.7186.
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- Raccagni AR et al. (2026). Impact of doxycycline post-exposure prophylaxis on Neisseria gonorrhoeae antimicrobial resistance to doxycycline and ceftriaxone in Milan, Italy. Clinical Microbiology and Infection. DOI: 10.1016/j.cmi.2026.05.029.
- Yechezkel M et al. (2026). Durability of doxycycline effectiveness against gonorrhoea after implementation of post-exposure prophylaxis in southern California, USA. The Lancet Infectious Diseases. DOI: 10.1016/S1473-3099(26)00123-4.
- ECDC (2026). Doxy-PEP and you: What to know. Materiali informativi ufficiali.
- Molina JM et al. (2024). Doxycycline prophylaxis and meningococcal group B vaccine to prevent bacterial sexually transmitted infections in France (ANRS 174 DOXYVAC): a multicentre, open-label, randomised trial with a 2 × 2 factorial design. The Lancet Infectious Diseases. DOI: 10.1016/S1473-3099(24)00236-6.
- Rossotti R et al. (2025). Knowledge, Use, and Misuse of Self-Prescribed Doxycycline Postexposure Prophylaxis in a Community-Based Preexposure Prophylaxis Service. Sexually Transmitted Diseases. DOI: 10.1097/OLQ.0000000000002115.
Articolo elaborato a partire dalle presentazioni di Otilia Mårdh, Thibaut Vanbaelen, Robert Hejzák e Angelo Roberto Raccagni durante il webinar ECDC «Doxycycline post-exposure prophylaxis (doxy-PEP) for the prevention of bacterial STIs: evidence and public health considerations» del 21 ottobre 2026.

